Il Gargarismo? N 6
Strutture
Per Paolo Pasolini
Petrolio - scritto -
editato nel 1993
Comprato nel 1998
Letto nel 2004
Perché
Ma perché del resto che cosa si è detto su questo libro tanto da non dire
proprio niente su questo libro
Per questo
Ma del resto in una Italia contem****anea piena di addetti alla psicologia
della comunicazione sembrano in fondo costoro capire o anche nel loro far
finta di sapere che sul piano della ricerca e dello studio della
comunicazione Pasolini è l'unico in Italia che ha mosso e detto qualcosa
del
resto per loro che cosa è un scrittore o un intellettuale
È in fondo questa l'epoca dei replicanti senza identità di coloro che
riproducono un linguaggio senza che possa essere un linguaggio magari
privo
di coscienza e moralità solo come riproduzione di come viene fatto per
rappresentare quello che viene fatto la qualità alta di Pasolini era già
rivestita di etica e non di asettica ascetica tecnica pubblicitaria
Già in costoro che avanzano cosa succede usando un linguaggio
pubblicitario
applicato senza che si abbia un senso e un significato
Perché dire che il libro è incompleto quando il progetto che si vuole
realizzare è visibile perché ipotizzare degli errori quanto Pasolini
attraverso il libro spiega chiaramente quale sia la struttura del libro e
la
logica interpretativa
In fondo Pasolini alla lettera a Moravia ben dice in fondo che sente
concluso questo libro l'io impersonale e personale dell'autore che lo ha
scritto come del già narrato come dato che ha generato lo sviscerare del
suo
essere autore
E perché il perché più grande Pasolini è costretto a logiche di
spiegazione
per far capire ciò che sapeva e che non voleva essere riconosciuto che la
cultura contem****anea in cui si muove in fondo non vuol recepire tanto che
manca la spiegazione definitiva di che cosa sia o meglio quello che
implicitamente gli si chiede e che in fondo è il controllo stesso delle
intenzioni di definire il genere come una rappresentazione decodificabile
dalla più o meno reale convenienza del momento è un romanzo ma è scritto
in
molti linguaggi anche questo è difficile da comunicare
Perché in fondo in realtà non è l'asettica tecnica di un ascetismo
pubblicitario editoriale quanto convenzionalmente politico che riproduce
una
tecnica quel modo da far dire è nato un nuovo.. Pasolini non cerca l'
affermazione di se stesso scrivendo un nuovo fare del romanzo ed anche di
questo sembra quasi debba giustificarsi con i contem****anei che sembra
vogliano vedere l'ambizione puerile priva di moralità come scrive nella
lettera a Moravia non cerca l'evolversi dei gruppi e dei vari gruppi d'
opinione ma in fondo sembra dire che neanche chi gli è più vicino sa
intuire
la costruzione di un libro come Petrolio e in fondo il senso stesso di
quel
che sta accadendo sul piano della comunicazione come su quello della
coscienza dei linguaggi e delle identità
Perché Pasolini ha dato sempre adito ad una sorta di convenienze
proiettive
da parte di tutti sul suo essere persona e sulla possibilità di ricercare
la
verità attraverso la sua persona di artista che non compiace e che
disturba
le convenienze e questa possibilità è stata la violenza più illusoriamente
proficua a cui Pasolini in certo qual modo è stato volutamente esposto al
di
là stesso dell'oggettività della volontà del proprio volere come del suo
non
volere Pasolini è ancora guardato attraverso questa ipotesi di lente
riduttiva della convenienza interpretando la proprio proiezione come la
realtà stessa di Pasolini della sua più intima realtà
Perché questo al contempo è l'arte vera dell'intellettuale con la sua
visione critica ma allo stesso istante non può che essere violenza della
più
bieca e pagante quella che finge di leggere la propria consapevolezza come
l
'illusione che proviene dall'esterno pur percependola come volontà propria
ed è un po' il dramma della conflittualità umana espressa nell'arte di
Pasolini che sembra dire per mezzo di essa senza dire senza il potere
posso
essere libero con il potere devo costringermi ad essere libero
Perché questo è l'immenso silenzio e la voce più profonda di Pasolini e la
crisi di coscienza che l'essere contem****aneo trasforma in illusione
Perché l'evidenza artistica di ciò è profondamente essenziale in Petrolio
è
sviscerata al di là stesso della contem****aneità e Pasolini ben sapeva che
questa cultura che si identificava nella sua rigidezza e nelle sue
proiezioni spesso violente perché ben sapeva che la cultura momentanea e
continuativa non poteva decidersi a capire l'affresco che si esprimeva
senza
affresco nell'elevazione del guardante che all'affresco stesso rinunciava
E ancora vi rinuncia
Petrolio è un libro una letteratura multimediale non solo perché è l'
espressione delle possibilità del linguaggio che attraverso la
multimedialità si integra per esprimersi nella qualità morale dell'autore
Perché Pasolini ha chiaramente spiegato questo nel progetto ma ancor di
più
lo ha reso evidente nella lettura del libro ma è anche ovvio che nella
genericità del lettore esso convoglia il suo spiegare verso chi voglia
capirlo possiamo immaginare affrontarlo ma non convenientemente ridurlo ad
uopo del lettore che si gratifica dell'ipotesi dell'editore
Perché non si può leggere cercando i soggetti nelle cazzate e i simbolismi
nelle fregnacce è consigliabile non essere miserabili
Perché non si deve poi anche ridurre il tutto a quella forma algebrica
delle
sintassi che - si - sostantivizzano nel segno più o meno in una
aberrazione
della possibilità della lingua un conto è dire io esprimo un valore un
conto
è dire io esprimo il concetto di un oggetto
Perché non mi sto esibendo
Pasolini era un persona gaia sensibilmente felice ciò appare attraverso le
sue opere in Petrolio ha dovuto affrontare molte evidenze che la storia
posso dire gli parava davanti come quello che l'incontro delle classi non
ha
ben si ****tato al loro superamento ma al ripetersi grottesco dello scambio
dei ruoli su scala planetaria
Perché il libro è l'affrontare stesso delle possibilità dei punti di
scrittura possibili in tale apertura percettiva con l'apertura non solo
alle
possibilità molteplici dell'espressioni delle opere ma ai loro contenuti
di
valore umano anche nelle altre opere e multimedialità lette per mezzo di
esso-a che non è un vademe*** ma la bellezza stessa della libertà di chi
lo
ha scritto e della presenza del suo autore che scrive e in fondo lasciando
il lettore per ritrovarlo
Perché cos'è che guarda i fatti che in esso vi sono narrati se non la
forma
umana dello scrittore che cerca una forma espressiva al di là dei fatti
narrati come visioni liberamente intime della possibilità di chi legge è
letteratura modernamente ma classicamente sviscerata
Perché il linguaggio della multimedialità già il concetto e oltre il
valore
del contenuto
Perché poche persone ancora oggi hanno capito e non so neanche se in fondo
le posso immaginare che questo è un libro godibilissimo un grande libro
che
non finisce di essere mai quello che mi aspetto la bellezza della
leggibilità della qualità dell'apertura del senso nei contenuti più
profondi
nel modo stesso della scrittura
Perché ancora oggi è ridicola la situazione globale come profonda della
cultura e di quelli che procacciano l'immagine di Pasolini in un modo del
tutto idiota ed insufficiente che in realtà fingere di dire la verità
anche
per impurezza dell'ignoranza conviene alla multimedialità dei gruppi di
opinione reticolizzati spesso al di là della decenza e dello squallore
Petrolio non ha anticipato i tempi come qualunquisticamente si dice
Pasolini
era l'artista che è senza che per forza ci sia una ufficialità nel
riconoscimento e una proiettiva convenienza
Petrolio è un libro profondo e ricco che va vissuto con coscienza e realtà
di guardare e capire anche quello che non si può guardare vedendo oltre
per
mezzo dello stile della scrittura e delle sue voci sempre evidenti e
profondamente evidenti
Petrolio per certi versi è un libro esilarante nel senso più bello e
autentico della satira dove il sesso più tabù è il grottesco più alto del
personaggio
E perché il "racconto del sesso" acquista i reali connotati della
scrittura
reale di Pasolini nel preciso istante in cui lo stile attraversa
l'immagine
rompendo l'immagine di chi legge dove l'ipotesi è sovrastata dal possibile
senza che in questo non si smetta di vedere lo stile e la propria immagine
che guarda e che deve andare oltre quel che guarda
Perché questi momenti del libro chiedono al lettore di capire l'insieme
del
libro e la gaiezza e la bellezza di scrivere.
Il Gargarismo? N 8
Strutture citanti?
Michele Rizzi
La Pubblicità è Una Cosa Seria - 1987
La sensazione che trassi dalla lettura di "questi libri" nel 1987 fu
quella
che il suo autore tentasse in modo riuscito, di non essere il linguaggio
la
comunicazione, da lui stesso definita nei fatti essere totalizzante del
consumo stesso della comunicazione - in queste pagine si è continuamente
parlato di una società che consuma comunicazione - e che - la
comunicazione
di consumo rivela il segno protagonista della comunicazione globale - La
pubblicità intesa in senso tradizionale, cioè la comunicazione emessa
dalle
aziende con finalità commerciale per promuovere il consumo di prodotti e
l'
acquisto dei servizi, ha una presenza molto rilevante nei mass media. Si
calcola che in effetti almeno il 40% dei tempi e degli spazi disponibili
sui
media è occupato da messaggi pubblicitari : [.] Ma l'effetto-pubblicità
non
si limita a quanto viene prodotto dai messaggi collocati negli spazi
pubblicitari di fatti come si aggiunge nel libro la formazione del
linguaggio della pubblicità investe e trasforma tutte le altre sfere del
linguaggio e delle intenzioni di comunicazione tra le persone, proprio per
i
fattori stessi della loro efficacia nell'occupare lo spazio mentale dell'
individuo trasversalmente i canoni culturali di com****tamento. Ma tornando
all'autore del libro e all'impressione che mi suscito la prima volta che
lo
lessi è che il libro diceva, sì diceva e raccontava molto. Sarà stato per
il fatto di una sorta di crisi di identità: si voleva rilegare la figura
del
pubblicitario come conseguenza estrema del degrado dei com****tamenti e
come
fautore e conseguenza di tale avvenire, quasi un essere immorale incapace
di
capire quello che faceva funzionalizzato soltanto ad un perché economico,
in
una società che per mezzo del consenso rappresentava e viveva il proprio
io.
Ed è per questo che in fondo faccio riferimento solo all'autore del libro
come espressione del suo personale tentativo di essere, in una dinamica
rappresentativa ch'è riuscita a sublimare l'avere con l'apparire, in fondo
in una analisi e presa d'atto - Il verbo diviene sostantivo e, per quanto
fragile ed effimera, sostanza: la forma dell'Apparire finisce allora per
essere il contenuto stesso della persona, che questa ne sia consapevole o
meno. E nel dire senza abbandonare una sua critica personale, ma con un
certa im****tanza affermativa è merito delle trasformazione che la
pubblicità
ha generato, radicalmente trasformando il senso e il linguaggio della
sociologia tradizionale. In questa presa d'atto dell'utilizzo delle altre
scienze da parte del pubblicitario tanto da trasformarle profondamente, ma
in definitiva funzionalizzandole e in effetti spesso anche non avendone
bisogno, ma appunto sostantivizzandole-si nell'ambito della pubblicità. (E
nel confronto tra queste realtà non si può, a mio parere ridurre il
concetto
di essere di Fromm). Sta di fatto che all'epoca vi era una certa ricerca
di
distinzione del pubblicitario nel dire che la pubblicità non doveva essere
per forza volgare e poteva avere una sua qualità espressiva; nel gioco
delle
immagini formanti comunque è proprio nel tentativo di liberarsi e di poter
esprimere, il tentativo di ricerca, che trovo in questo libro, che può
rappresentarsi e formarsi il Suo ricercare di essere artista, e nella sua
indipendenza, qui "non sempre limpida" ma sempre sincera da essere fuori
dal
linguaggio manipolante della funzionalizzazione della comunicazione,
quindi
la Sua affermazione di: Una pubblicità "d'autore" e dei pubblicitari
"artisti della comunicazione" non mi paiono dunque utopie velleitarie, ma
obbiettivi realisticamente proponibili e - almeno s****adicamente - già
raggiunti in diversi Paesi. Insomma credo che il gioco delle parti tra la
firma del committente e quella dell'artista, ponga il limite stesso del
poter essere artisti e no. E vorrei proprio per questo attraverso
l'analisi
e la riflessione anche comparata con il presente parlare delle
conseguenze,
che io definisco disastrose, della pubblicità e del potere sulla persona
per
mezzo della comunicazione per il consenso, perché alcune conseguenze di
peggioramento sono andate al di là delle possibilità scritte nel libro.
Partendo in modo leggero dalle analisi che lo concludono, nell'epoca
massima
dell'apparire la società in effetto" ha avuto una sorta di azzeramento di
quelle che erano le logiche di classe, ma in sostanza si è proiettata in
mondo di puttane, indistintamente dall'infanzia sino all'ultima età. La
comunicazione in definitiva era più pubblicitaria e di conseguenza più
vera
nella prostituzione che in ogni altro ambito della comunicazione, e ciò
che
distingueva i fattori di relazione in definitiva era appunto l'uni*** o la
capacità di identificare la persona. Se in effetti nel mondo delle puttane
tale conseguenza era così reale da essere del tutto sublimata e pertanto
senza possibilità di "critica" nel mondo della prostituzione i fattori
della
comunicazione ancora si rappresentavano nella loro interezza
pubblicitaria.
In definitiva il tentativo di scardinare tali processi della
comunicazione,
comunque, erano in fin dei conti soggetti all'ambito del consenso e dell'
appagamento più o meno surrettizio, ma lo stimolo associativo nei due
ambiti
si esprimeva con differenti gradi di evidenza e controllo, e di fatto
rapidità ipotetica d'appagamento. Ora credo sia bene ricordare a tal
proposito che gli episodi di corruzione politica economica espressi dal
caso
di tangentopoli possono benissimo rientrare nell'ambito della
comunicazione
siffatta, ([credo per questo sia meglio essere astemi]). E allora in
questa
sorta di mondo che si ribalta (citando il libro a memoria) e citando la
sua
citazione di Budrillard [.] "se si può sempre sfuggire al principio di
realtà del contenuto, non si può mai sfuggire al principio di realtà del
codice. È anzi rivoltandosi contro i contenuti che si obbedisce sempre
meglio alla logica del codice. (op.cit) Se non si trova un po' di senso
del
rinascimento l'arte in effetti non si sa proprio dove sia, non c'erto
nell'
essere puttane famose nel modo più conveniente possibile, ubriacati di
veloce vanità. Per citarla: "Tutto ruota e deve ruotare intorno all'Io, in
una spirale di egocentrismo assoluto. Anche piacere agli altri (anzi:
soprattutto piacere agli altri) è ormai un atto ego-riferito. Si rende
conto
che tragedia grottesca e ancor più tragica dove anche l'ironia diventa
qualcosa di ridicolo. Lo sta vedendo questo mondo che comunica in questo
modo?. E la cito quando lei si riferisce ai pubblicitari: "E hanno
scoperto
che l'aspetto fenomenico del consumo è, in ultima analisi, quello centrale
fra tutti gli atteggiamenti ed i com****tamenti dell'uomo occidentale
contem****aneo. Si sono dovuti ****re un interrogativo sconcertante: che
cosa
fa la gente se non muoversi per consumare? [.] Qui si credeva e si tentava
di agevolare soltanto il meccanismo commerciale, e si sono
inaspettatamente
disvelati i meccanismi psicologici che presiedono non solo al consumo, ma
anche a gran parte del com****tamento. Crede davvero che un pubblicitario
sia
così sprovveduto sui processi di psicologizzazione della società. (in
fondo
non sapevano leggere e capire il suo libro). Ma comunque il capitolo del
libro intitolato L'osservatorio pubblicitario: così è se vi pare. Credo
serva un po' a questo, eppure quel codice pubblicitario "Deve cioè passare
dal "come" al "perché", trasformare il suo "Know how" in "know why".
Eppure
questo sembra sia stato eluso al di là stesso delle sue debolezze
strutturali e si sia verificato proprio il contrario, di questo: "E lo ha
fatto al di fuori degli schematismi ideologici, delle rigide
classificazioni
sociologiche, cercando di evitare il "wishful thinking": quella pericolosa
malattia intellettuale che induce a scambiare i propri desideri per la
realtà. Non sarà poi anche per le conseguenze politiche agloamericane con
cui è formata la sintassi associativa, ma anche terminologica della
pubblicità. Insomma sembra che i pubblicitari hanno avuto un gap di
coscienza. Di fatti a me all'epoca del Suo libro venne un dubbio e un po'
per piacere delle mie ricerche mi misi ad osservare più attentamente quel
che accedeva attraverso tutta questa comunicazione - che si stava sempre
più
trasformando in immagine, (dissi in una pizzeria, se più che casuale tutto
ciò è voluto e progettato, (altro che behaviorismo e mobbing, termine
sconosciuto all'epoca.) e per citare una suo citazione di Karl Karus,
detti
e contraddetti: È bene ritenere insignificante tante cose e significante
tutto. E citando ancora il suo libro: "L'immagine che larga parte della
società italiana aveva di sé (e che ritrovava specchiata nei media)
strideva
acutamente con i suoi com****tamenti reali ed empiricamente rilevabili.
Detto
più schiettamente: da quell'osservatorio (non il mio) si vedevano
stranamente convivere un'ideologia che condannava il consumismo e
combatteva
la società dei consumi, e contem****aneamente una cultura (fatta di gesti,
atteggiamenti, "tic", preferenze e atti d'acquisto che si muoveva
esattamente nella direzione opposta." E allora qui si determinano delle
"precise variabili", il linguaggio e i com****tamenti già esprimevano
quella
forma del linguaggio che lei cita da Watzlawick ha osservato: Se un
individuo riceve da un altro "significativo" degli ordini che
contem****aneamente esigono e proibiscono talune azioni, insorge una
situazione paradossale in cui l'individuo.. Può obbedire soltanto
disobbedendo. Il prototipo di questo ordine è. "fai come ti dico, non come
vorrei che tu facessi". (citandola) è forse interessante il fatto che
questa
particolare forma di interazione umana rientra propriamente (nella vasta)
casistica della "comunicazione clinicamente disturbata".. Ora a parte il
clinicamente disturbato ma si immagina una maggioranza d'individui che
comunicano tra di essi in questo modo pensando che sia il modo migliore
indipendentemente dalla realtà e dalla verità, e se qualcuno prova a dire
la
verità come un riflesso condizionato si trova di fronte un io che inizia
ad
agire in questo modo e che si specchia continuamente negli altri,
riproducendosi, proprio come una comunicazione pubblicitaria, e questo
stato
di "coscienza" che si produce dà maggioranza al consenso che per suo mezzo
si produce decidendo ciò ch'è bene per se. Perché si producono delle
perturbazioni, [in fondo] generate [dal fatto che la comunicazione che]
già
per effetto continuativo di quel 40% pubblicitario [produce] queste
conseguenze sociali e personali, il "sembra - sembrò" inevitabile aumento
esponenziale "quasi totalizzante", fa accadere alla coscienza della
persona
questa altra cosa che lei cita: Qualcuno ha detto che di tutte le
differenze
che si possono stabilire fra l'uomo e il computer ve n'è una
assolutamente
radicale: l'uomo dimentica il computer no. [.] Non sarebbe splendido
riuscire a ricordarsi tutto? Se non dimenticassimo nulla, non diventeremo
forse mostruosamente intelligenti? No. Sarebbe terribile e noi saremmo
semplicemente dei mostri, nel significato peggiore del termine. Privare un
uomo della sua capacità di dimenticare sarebbe crudele come privarlo del
sonno (e del sogno): impazzirebbe." [La differenza tra] la memoria
selettiva
dell'uomo e quella ac***ulativa del computer in definitiva sono sovrastate
da miliardi di stimoli che obbligano non solo a ricordare, ma anche a non
volere più ricordare, la comunicazione può diventare un shock totale e
continuo che inibisce anche la capacità di selezione, perché ciò che deve
essere afferrato e fare da stimolo ma in fondo senza la necessità di
capirlo, come efficace soluzione per la conoscenza, è proprio in questa
sua
citazione: "Per rendersi conto che tutti i messaggi, le notizie, gli
avvenimenti, di qualunque natura essi siano, si fanno concorrenza fra
loro"
ed è meglio guardali in modo da poterli osservare. Concludo questo scritto
evidenziando un cataclisma che in definitiva si sta generando sul divenire
di tale comunicazione, ed è che nell'assunto - "al fai come ti dico, non
come vorrei che tu facessi" (op.cit.) per una sorta di logica di controllo
e
potere sul pensiero in una sorte di telepatia convergente, spesso
delirante
ed ancestrale come le immagini del linguaggio pubblicitario che si
sedimentano nel sub cosciente la persona, è contem****aneo e nel tentativo
di
essere più o meno veloce dell'altro, è "fai come facessi - non come ti
dico:" in un vincolo dell'immagine che si obbliga a rappresentarsi.
Il Gargarismo? N 12
Carl Gustav Jung - Die Beziehungen zwishen dem ich und dem Unbewussten -
1928
Gentile Signor Jung, nel suo libro si parla appropriatamente delle
svariate
situazione della psiche umana e, in base alla mia conoscenza so di essere
partecipe con ciò che lei esprime. Ma il Suo libro pone anche un
interrogativo sull'onesta della conoscenza, sul principio stesso della sua
realtà. In analisi con le sue conclusione il motivo che fa dell'esperienza
la possibilità di partecipare alla realtà come indagine stessa che può
appropriarsi al vero, pone di fatti un quesito sul piano del pensiero h-a
chi dall'esperienza e dalla conoscenza da essa esperita non è obbligato a
trarne profitto o primato economico, e per analisi di realtà non ha
bisogno
di un piano di competizione. In fondo il succo stesso di principio di
conoscenza della realtà non può che nutrirsi della libertà dal dominio e
dal
controllo che da forza alla volontà della tecnica sul paino della
competizione. Di fatti come lei ben dice nel libro, se il rap****to con l'
ombra è opera d'apprendista, il rap****to con l'Anima è opera da maestro -
la
cito a memoria - E da ciò nasce il primo motivo di fibrillazione del
conoscente, perché in rap****to alla peculiarità dell'esperienza del
conoscente, il manifestarsi dell'ombra tende ad evidenziarsi sul piano
della
competizione come fattore stesso di controllo della tecnica e analisi
definitiva dell'interpretazione. Di fatti il fatto del conoscere al di là
della prescindevolezza economica viene ostacolato come possibile esperire
della realtà che toglie all'ombra il possesso della tecnica non solo
interpretativa ma di volontà del vero come fattore dominante. Dando ai
processi dell'Anima una valenza al di là dei processi individuali - di un
individuo - ma energia competitiva alla volontà della tecnica per il
dominio
dell'ombra sull'energia dell'anima collettivizzata. Il sistema di un
ordine
sociale siffatto tende alla manifestazione di una psicologia tutt'altro
che
profonda, ma peculiarmente nell'individuo e riprodotta diffusamente negli
individui di una psicologia del superficiale che behavoristicamente dà
Facile controllo della tecnica come fattore di affermazione della volontà
e
appagamento degli istinti primari quanto primordiali, una regressione
della
persona così collettivizzata che trova piena realizzazione nel suo dominio
siffatto come contem****aneo del presente che domina un presente senza
tempo
e percepito eterno per mezzo della tecnica. Questa tecnica della
superficialità ha dato alla spiritualità un volere immediato e una
spiegazione ultima negli effetti stessi della tecnica come causa di se
stessi e arbitri ultimo del volere della realtà. È evidente che ho ****tato
il principio dell'inconscio collettivo su spiegazioni collettive e che
possono apparire sociologiche e proprio questo apparire è qualcosa che non
va fatto. Ma di fatto questo avviene ed è l'ombra più appariscente della
competizione tra il profitto economico della tecnica e la verità dell'
esperire senza l'obbligo del profitto economico. Parafrasando il suo
linguaggio è come se l'individuazione di una persona dovesse confrontarsi
non con l'energia della propria anima, ma con l'energia collettivizzata di
un anima collettiva e ovviamente profondamente inconscia che deve
sottostare
alle volontà della tecnica di dominio e controllo dell'ombra collettiva. E
riformulando questo ultimo concetto in modo più compiuto è come se l'
individuazione che non è più soggetta all'energia dell'anima, debba
costringersi ad interrogarsi con la psicologia del superficiale che con le
tecniche di dominio per mezzo dell'ombra si è scissa o non ha
consapevolezza
dell'energia dell'anima collettiva a cui cerca di op****si come al proprio
inconscio. In questo stato il semplice pronunciamento di come essere ed
espressione esperita della libertà della persona consapevole trova il non
linguaggio della psicologia del superficiale come espressione delle
persone
che istintivamente entrano in competizione per il dominio del fattore di
appagamento per mezzo delle volontà, nei confronti della responsabilità
della persona consapevole che a prescindere dalla sensatezza o
indipendenza
della loro posizione vengono fatte soggette dell'omologazione tecnica del
profitto e degli pseudo valori interpretativi della psicologia del
superficiale, per istintivamente entrare anch'esso/e nella competizione e
così accettare i parametri della volontà della tecnica e i nuovi valori
dell
'eternità che da essi derivano. Ciò nella pratica è come affermare se io
ho
potere sul consenso dell'interpretazione e posseggo una tecnica della
volontà che determina tale volontà, se per tale mezzo esteriore posso
affermare nella competitività la superiorità del mio profitto economico e
di
volontà, la mia conoscenza è superiore in quanto la mia volontà è
superiore;
un po' per parafrasi è come dire se tutti mentono basta non far dire la
verità a chi ha esperito la conoscenza, che l'omologazione della mia
tecnica
agisce sulla realtà e per mezzo della volontà l'afferma. Sul piano della
psicologia del superficiale, associare le situazioni per mezzo dei campi
associativi e le interpretazioni sull'ego della propria immagine dominare
l'
immagine dei campi associativi impedendo (e) all'espressione dell'altro di
determinare un campo associativo che distolga dall'immagine interpretativa
che con tale tecnica si vuole dominare e associare. Questi com****tamenti
della psicologia del superficiale dei movimenti di coscienza del
com****tamentismo, danno alla consociatività associativa la percezione di
verità che domina la tecnica per mezzo della collettivizzazione della
percezione che sta come un emotività dell'ombra sulla persona, dando alla
cultura i valori che più gli fanno comodo per mezzo delle modalità della
percezione che così assolutizza il tempo e la spiegazione, a discapito
della
condivisione dell'essere individuo e conoscente al di là dell'esteriorità
della volontà della tecnica. E dell'egoismo ed egocentrismo dominante. Con
tutti questi discorsi sulla volontà resta sempre misterioso quell'atto di
volontà intimo che fa affermare per esempio di non volere odiare che per
una
strano paradosso della coscienza sembra essere percepito dalla volontà
dell'
ombra della tecnica al di là del suo bisogno di affermarsi, e a cui si
contrappone proprio come un istinto primordiale che vuole negarlo
prevaricare economicamente affermare la sua superiorità sulla realtà, e se
l
'amore è fonte di coscienza e non di sopruso, non di tecnica ma di
espressione, di valore e contenuto incondizionato. Che cosa è quella
banalizzazione che ne ha fatto la psicologia del superficiale se non una
tecnica associativa, uno stimolo associativo quasi come impedire di
parlare
e di essere di qualcuno verso qualcun altro. In definitiva lo stato di
fatto
pone una visione della speranza disperante, se pur la consapevolezza da
adito all'analisi e all'apertura e all'armonia, essa cerca di
autodeterminarsi coma assoluto sentire pur nel paradosso di non percepire
sentire quasi più nulla, né i valori della libertà, dell'intelligenza,
della
coscienza della conoscenza e dell'esperienza - tanto basta interrompere la
persona che sta parlando - una politica dell'ignoranza e del consenso
credo
non ****ti niente di buono, tanto meno quando essa appare così colta di
tecnica superficiale quanto in apparenza complessa. E allora mi permetta
una
considerazione un po' superficiale, ma credo pertinente se la fede che dà
a
Dio la realtà al di là del limite dell'irrealtà stessa come concetto e dà
una rappresentazione dell'Anima spirituale profondamente al di là del
conscio e dell'inconscio, quanto in fondo già presente, come si
rappresenta
l'intimità di conoscenza, per esempio del tutto arbitrariamente, dando
alla
percezione dei campi associativi la spiegazione e l'interpretazione, quasi
che il significato dell'eucaristia cristiana sia lo stesso di una pizza
surgelata e i suoi effetti fisiologici e biologici la spiegazione ultima.
Non le pongo questo quesito e non attendo la Sua risposta.
C'è una modalità nel mondo che cerca la molestia dei campi associativi e
l'
inganno della volontà, una sorta di persecuzione psicologica ma in effetti
essa per quanto assurda e regredita appare e per quanto sofisticatamente
possa venire espletata non ha ne un origine né una fine è pura idiozia o
delirio d'onnipotenza, sia che si chiami psicologia del superficiale o
mobbing o maleducazione, una pazzia del sentirsi ovunque e in ogni
momento.
È l'unica spiegazione che riescono a non dare.
Gentile Signor Jung, la ringrazio per l'attenzione e la saluto
cordialmente.
Patrizio Marozzi


|